Bitcoin bandito in cina


Noi in pochi minuti possiamo iniziare a fare trading ai prezzi reali di mercato.

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La stretta sulla Mongolia Cinese ha fatto schizzare i prezzi di BTC alle stelle Ovviamente mercati illegali non possono seguire le quotazioni ufficiali. Sono coinvolti i classici costi del contrabbando, ovvero rischi e inefficienze del mercato.

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E con la recente chiusura, programmata per Aprile, delle mining farm nella Mongolia cinese, il prezzo di Bitcoin non poteva che finire alle stelle. Da un lato la tecnologia garantisce un nucleo inviolabile di libertà anche per i cittadini cinesi.

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Cosa che è sicuramente una possibilità, ma che potrebbe non sortire gli effetti sperati. Cosa accadrebbe a Bitcoin nel caso di ban in Europa o USA In realtà si parla spesso di interventi a gamba tesa da parte delle autorità governative europee e americane su Bitcoin.

Il giro di vite contro il mining è avvenuto lo scorso venerdi quando le autorità della provincia del Sichuan hanno ordinato la chiusura di tutte le imprese che si occupano di estrazione di criptovalute. Anche altre regioni hanno bandito il mining: lo Xinjiang e le provincie di Qinghai e Yunnan. Nella Mongolia interna, oltre al divieto, è stato chiesto alla popolazione di segnalare le attività di mining illecite. Negli ambienti delle criptovalute si parla già di «grande migrazione del mining» e la destinazione che i minatori vogliono raggiungere è il Texas. L'esodo è già in atto e, come si legge in un articolo della Cnbc, potrebbe trasformare lo stato americano nella nuova fabbrica mondiale di Bitcoin.

È una possibilità che, sebbene mai chiaramente ventilata dai governi del mondo occidentale, torna a fare periodicamente bitcoin bandito in cina, soprattutto in momenti di forte volatilità sul mercato. Ma cosa accadrebbe in concreto?

Ma quali sono i migliori broker per speculare sulle criptovalute in ribasso? Il governo cinese ha bandito le Ico a settembreseguito da un decreto che ha vietato gli exchange di criptovalute.

Sicuramente lo scempio, in termini di prezzo, sul brevissimo periodo. Il fatto che banche, fondi, investitori istituzionali e risparmiatori classici non potrebbero più avere accesso a Bitcoin scatenerebbe il classico panic selling.

Ma se la storia cinese ha qualcosa da insegnare, è che anche in condizioni di illegalità assolute e totali, Bitcoin continua ad esercitare il suo fascino e che potrebbe essere soltanto questione di tempo prima che arrivi addirittura ad un premium di prezzo. Come sta accadendo oggi nella PRC.

Sono queste le parole, contenute in una nota del Comitato per la stabilità e lo sviluppo finanziario del Consiglio di Stato, con cui il governo cinese si schiera formalmente contro Bitcoin.